La gabbia dell’evitamento

La gabbia dell’evitamento


Durante le mie consulenze mi capita spessissimo di lavorare con persone che soffrono di ansie o fobie. Tra i meccanismi che tendono a cronicizzare questo genere di disturbi vi è la gabbia dell’evitamento.

 

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La gabbia dell’evitamento e l’attrazione per il piacere

Prima di entrare nel vivo dell’argomento mi piacerebbe condividere con te alcuni principi fondamentali riguardanti la natura dell’uomo. Sono principi molto semplici ma, allo stesso tempo, molto potenti e influenzano tanti dei nostri comportamenti. Ogni individuo è proteso verso la ricerca del benessere e fugge da ogni tipo di sofferenza. Come evitiamo di toccare un ferro rovente così la nostra mente evita di toccare argomenti o situazioni che possano essere fonte di malessere.

Se osserviamo con attenzione i due comportamenti, notiamo che entrambi tendono al benessere: il primo cercando ciò che piace, il secondo evitando ciò che fa male. Se provi ad osservare i tuoi comportamenti quotidiani noterai che molti di essi sono influenzati dal tuo desiderio di avere un piacere (mangiare un dolce, fare una bella impressione, andare in palestra).

Altri atteggiamenti sono dovuti alla spinta di evitare sofferenza, per esempio, non corro con la macchina per evitare la multa.
L’evitamento della sofferenza può sembrare a primo impatto un aspetto molto positivo per l’individuo, egli cerca di non soffrire. Ma è sempre così? Quando l’evitamento diventa un problema?

 

La gabbia dell’evitamento

Per comprendere le conseguenze di questo atteggiamento, possiamo riflettere sulle sue conseguenze a breve e a lungo termine.

Paola è una ragazza  timida che tende sempre a mettersi in disparte quando esce con gli amici, non è mai la prima a parlare e quando è coinvolta, spesso si sente un pesce fuor d’acqua. Nonostante le sue difficoltà esce regolarmente con gli amici e cerca di farsene di nuovi.
Un giorno decide di non uscire con gli amici perché questi ultimi hanno organizzato una partita a bowling, e lei non si sente in grado di partecipare. Rimane a casa.
Paola si è accorta che nel momento in cui ha rinunciato ad uscire si è sentita più tranquilla, l’ansia che provava nei confronti dell’esperienza è sparita. Lo stare a casa la fa sentire più rilassata.
Dopo alcuni giorni gli amici invitano di nuovo la ragazza ad uscire per andare al cinema. Nella mente di Paola scatta il pensiero e il ricordo del suo imbarazzo nell’uscire e, ad esso si contrappone il sollievo dello stare a casa.

Con il trascorrere del tempo Paola diventa sempre più sensibile all’ansia generata dalla sua vita sociale e tende sempre di più a pensare di non essere in grado di affrontare le situazioni, e si costringe a rimanere a casa. Rimanere a casa la tranquillizza e non le genera ansia.

Come si può osservare, ciò che sembra procurare piacere e tranquillità a Paola (rimanere a casa), con il tempo la limita enormemente nella vita sociale.

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A lungo termine, ciò che prima le provocava benessere e sollievo dall’ansia è diventata una gabbia invisibile. Ogni volta che Paola pensa di voler uscire, mille pensieri le scattano in mente e le ricordano l’ansia che provava. Il fatto di non essersi messa alla prova socialmente, la fa sentire sempre più incompetente e di conseguenza sempre più triste e ansiosa.
Paola è entrata nel circolo vizioso dell’evitamento.

La gabbia dell'evitamento

Uscire dalla gabbia dell’evitamento

Per cercare di uscire da questo circolo vizioso è importante ricominciare a mettersi alla prova, sperimentarsi.

Un giorno Paola decide che non può più vivere rinchiusa in casa e si mette alla prova. Chiama telefonicamente una sua amica e decidono di vedersi per un caffè nel bar vicino casa di Paola. Nonostante l’ansia che prova la ragazza si costringe ad uscire. Prova del malessere, tachicardia, timore di stare male. Facendo dei respiri profondi va al bar e passa un paio d’ore con l’amica.
Tornata a casa si rende conto di essere riuscita ad evadere dalla gabbia, nonostante il malessere provato è soddisfatta dei propri risultati, si sente più competente. Successivamente esce con gli amici per andare in un pub, l’ansia è ancora presente ma lei si sforza. Tornata a casa si sente sempre più competente e più ottimista.

Quando si è messa alla prova le prime volte, Paola ha provato ansia, ma con il tempo ha compreso che l’ansia si attenuava e riusciva a gestirla. La sua mente, tante volte, le diceva di tornare a casa, ma la ragazza sapeva che poi sarebbe rientrata in gabbia.
Paola ha rotto la gabbia dell’evitamento e ha messo in atto un circolo virtuoso.La gabbia dell'evitamento

 

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